Yourwineguru - Vendita vino online
Il tuo carrello ( prodotti)

Vendita vino online: le migliori offerte di prestigiose cantine italiane – regala del vino

Domande? Scrivi a info@yourwineguru.it

in viaggio con il guru

« Indietro
Intervista al Dott. Ferrari, amministratore delegato di Monte delle Vigne

Intervista al Dott. Ferrari, amministratore delegato di Monte delle Vigne

Sig. Ferrari, è un piacere essere qui con lei oggi. Mi parli un po' di come è nata Monte delle Vigne?

Monte delle Vigne è nata con me nel 1983. Io venivo dalla vendita e mi sono appassionato di vino per un'esigenza specifica, ossia quella di creare un vino del territorio. Siccome ho uno spirito fortemente legato alla natura, sono nato nella campagna, poiché i miei nonni possedevano un'azienda agricola, ho capito di avere l'esigenza di un ritorno alla terra tramite il vigneto. Ho deciso di conseguenza di approfondire il mondo del vino e mi sono avvicinato dunque, a questa azienda che allora era piccola, costituita da soli cinque ettari di vigneto. Sono voluto andare oltre, ho cercato di distaccarmi dall'ottica parmigiana, inquanto allora a Parma si producevano esclusivamente vini frizzanti, per lo più bianchi e pochi rossi, perciò ho iniziato a vedere il mondo del vino in un modo più culturale; ho riflettuto su cosa si potesse fare e se ci fosse effettivamente un vero terroir. Se il vino del mondo era un fermo, io ho pensato alla realizzazione del fermo. Nel 1992 sono entrato ufficialmente in questo mondo con il primo Nabucco e nel 1993 ho ottenuto il primo grande successo. Da questo momento è iniziata la mia carriera di vignaiolo, vinificatore e soprattutto innovatore. Ho pensato in modo diverso da quella che era la tradizione parmigiana, un po' limitata. Il Nabucco è il vino che è riuscito a portarci anche fuori dalla provincia e ha aperto la strada alla realizzazione di altri vini, il Callas ne è un esempio. È nata la passione per questo terroir straordinario. Successivamente ho iniziato a ragionare in termini dimensionali, la mia cantina non era molto ampia, perciò nel 2003 ho iniziato a guardare oltre al mio podere e ho visto quella che per me era la naturale estensione di Monte delle Vigne: i terreni appartenenti al Dott. Paolo Pizzarotti. Appurato ciò gli ho proposto il mio progetto di ampliare l'azienda. Il Dott. Pizzarotti ha accolto in modo favorevole la mia proposta e abbiamo deciso di unificare dunque i due poderi, annettere quaranta ettari nuovi di vigneto e vinificare il tutto. Abbiamo costruito una nuova cantina, consona a dei tipi di lavorazione molto delicati, fondamentale per il mantenimento della grande qualità del vino.

Dunque un'attività nata per la passione per le viticulture. Le chiedo quanto incide, nel vostro settore, la passione e quanto invece l'aspetto economico? Agevola o frena?

E' facile che l'ambito vinicolo mandi fuori strada, perché è un qualcosa che nasce veramente da una profonda passione, farsi trascinare dalla voglia di fare qualità e approfondire è un attimo e questo spesso si allontana dall'aspetto economico. Noi cerchiamo ovviamente di salvaguardare anche quest'ultimo aspetto. Siamo partiti cercando di dimensionare la nostra attività in modo tale che in breve tempo si potessero ottenere grandi risultati.

La figura dell'enologo è l'alchimista del prodotto finale e molto importante per la qualità del vino. Dove trovate queste figure e come si formano?

Io credo fermamente che in realtà il vero autore del vino, sia il viticoltore. Il mio vino l'ho sempre fatto io. L'enologo in molti casi porta fuori strada, possiede quelle esperienze e alchimie che in Italia hanno portato qualche problema. Gli enologi hanno appiattito la qualità del vino italiano. Una volta avere l'enologo di grido era un po' come avere tre bicchieri sul Gambero Rosso, ma questo momento è terminato, oggi il vino deve avere la propria dignità, indipendentemente dall'enologo. Chi ha fatto questo errore oggi si trova a pagarne le conseguenze, come la Toscana e parte del Piemonte. I Super Tuscans che sembravano fatti con lo stampino, oggi si ritrovano ad avere basse quotazioni, sono privi di personalità, non hanno anima. Il mio maestro è stato un mio coetaneo che lavorava con il barrique, mi ha insegnato molto e mi ha fatto maturare la convinzione che ilvino debba essere figlio della terra, si può fare un grande vino a patto che il territorio possa dare un grande vino, con la propria personalità che va assolutamente salvaguardata. Tutto questo entra un po' in collisione con la figura dell'enologo perché spesso corregge caratteristiche che invece sono caratterizzanti, dunque importanti da mantenere. Esso può essere utile unicamente per le finiture.

Quali sono le innovazioni e le tecnologie necessarie per un prodotto d'eccellenza oggi?

Spesso le innovazioni e le tecnologie non hanno fatto altro che limitare la qualità. Io per tecnologia intendo utensili che permettano di vinificare al meglio ciò che si ha, non intendo trovare tecniche che possano modificare geneticamente il DNA del prodotto di partenza e creare falsi prodotti. Secondo me la vera innovazione è quella di saper tornare alla qualità del passato con la tecnologia del presente. Questo è ciò che io ho cercato di fare. Le tecnologie che posseggo mi permettono di fare le vinificazioni tradizionali con poco impatto di mano d'opera. Tornare alle vecchie botti di legno, al pigiatore (pigiatrice) a caduta, forature. Ad esempio la nostra pigiatura è paragonabile a quella realizzata con i piedi. Io sono strettamente legato alla tradizione ma eseguo in modo innovativo.

La vostra viene vista come quantità di qualità: come orientare la scelta oggi? Quali sono i criteri più seguiti dal consumatore e quali suggerisce di seguire?

I criteri non sono pochi, oggi nel mondo del vino regna una grande confusione. E' un mondo fermentato, noi viticoltori siamo costituiti da tanti produttori e tanti imbottigliatori, ognuno dei quali racconta una storia. Ci sono cantine sociali che hanno l'appianamento dei bilanci per cui possono fare qualsiasi operazione, che va sempre bene. Ciò può portare ad avere sullo stesso piano un vino dello stesso tipo, ad esempio un Lambrusco a prezzi diversi. A questo punto il consumatore non capisce più se il vino sia stato realizzato da un imbottigliatore piuttosto che da un produttore. Non c'è chiarezza e nessuno racconta più le cose come stanno realmente e questo atteggiamento schiaccia quella che è la vera produzione. C'è una differenza tra imbottigliatore e produttore che non tutti i consumatori conoscono: il primo compra il vino dal mercato, lo assembla, lo modifica e imbottiglia; il secondo è strettamente legato al terreno dove lo produce. Io credo che si debba comunicare in modo più chiaro e istruire il consumatore informandolo in modo corretto. Noi vogliamo orientarci ad un consumatore cosciente.

Nei prossimi cinque anni si stimano più di 100 milioni di nuovi ricchi in paesi come la Cina, India, Brasile e Russia, sono nuovi possibili acquirenti di un prodotto italiano d'eccellenza come il vino: come vengono attirati questi nuovi potenziali consumatori? Quali potrebbero essere i canali e gli eventi?

Lei mi parla di economie che stanno esplodendo a ritmi velocissimi e che però sono gestite in un certo modo. Sono economie chiuse che si guardano bene dall'aprire a chiunque, hanno un grandissimo protezionismo, anche a livello burocratico, quindi il tutto diventa molto complicato. I francesi, per esempio, oltre ad essere grandissimi produttori, sono anche grandissimi commercianti e hanno gestito il rapporto con questi paesi molto bene. Hanno messo il paese compratore nella condizione di comprare oltre a vini di un livello molto alto, anche vini di livello minore, riuscendo così ad ottenere un mercato. Invece noi italiani, non avendo dietro una macchina da guerra statale, siamo costretti ad andare ognuno per conto proprio. Questo è troppo complicato da affrontare per le aziende singole. Noi, Monte delle Vigne, stiamo approcciando il mercato cinese tramite un consorzio di imprese. Abbiamo incaricato una rete d'impresa, costituita da 25 aziende, che andrà a delegare per noi. Io però credo che l'unico modo di attirare iconsumatori sia farlo attraverso il turismo, affinché gli stranieri possano conoscere i nostri splendidi territori e il nostro vino di qualità, come e dove viene realizzato. Il coinvolgimento emotivo del consumatore è molto importante.

Come educare e abituare i palati dei nuovi futuri fruitori, in modo da farli avvicinare e appassionare al gusto del vino italiano, vino di cui non sono ancora abituati a percepire e ad apprezzare tanta raffinatezza e ricercatezza?

I consumatori tendono a prediligere vini di luoghi in cui sono stati in villeggiatura, come ad esempio Toscana, Trentino, Sicilia, Lago di Garda, sia per la qualità che per il fatto che tendono ad associare il vino alla vacanza. E' molto importante a mio avviso, portare i clienti a casa nostra e ad emozionarli con il nostro vino. Anche noi abbiamo posti bellissimi, ad esempio il nostro chiuso, un ettaro e trenta di terreno in mezzo al bosco, con un laghetto meraviglioso, è un posto davvero unico dove produciamo il Cabernet Franc . Un vino che è arrivato direttamente dal terreno, io l' ho piantato e lui è cresciuto in modo completamente naturale. Le guide enologiche non sono sempre oneste, spesso sono un'arma a doppio taglio. L'unico modo è permettere al cliente di conoscere direttamente il prodotto e il produttore.

Ai fini della produzione del made in Italy, uno degli obiettivi è il consolidamento della rete tra produttori per controllare e garantire l'originalità e la qualità del vino che esportiamo all'estero. A che punto siamo?

L'Italia è all'inizio, poiché è estremamente divisa e frazionata, fa fatica a decollare a discapito delle realtà locali. Le regioni più forti come Toscana e Sicilia hanno cercato di comunicare la loro unicità, ma il problema è che il consumatore non conosce tutte le regioni e le zone italiane. E' particolarmente difficile per uno straniero capire tutte le nostre distinzioni La rete d'impresa e il vino italiano dovrebbero essere come un grande fiume contenente tutte le correnti che scendono verso il mare. Purtroppo il vino italiano oggi non è così. Si paga il 20- 21 % di iva di un prodotto che dovrebbe essere quotidiano, questo per far capire come, questo prodotto venga trattato come una vecchia ciabatta, benché sia quello che fa la differenza nell' agro- alimentare. L'Italia dovrebbe diventare una forza unita e avere un proprio ordinamento che ci permetta di fare chiarezza sulla confusione presente. Non valorizziamo ciò che abbiamo, i nostri prodotti. Questo è un problema a cui dovrebbe pensare lo stato e non il produttore. Fino a che non riusciremo a fare questo noi non saremo mai competitivi, se ognuno continuerà ad andare sempre per conto proprio non riusciremo mai ad essere forti.

Come le nuove tecnologie e in particolare Your Wine Guru può aiutare le cantine italiane nell'espansione del loro giro d'affari e nell'internazionalizzazione?

Partiamo dal principio che tutto fa, può sembrare banale ma è veritiero. Un'iniziativa come la vostra può essere importante, non tutte le cantine e i produttori sono attrezzati per operare sul web. Oggi Internet è un mondo, per dimensioni e spazio, che era inimmaginabile prima e invece al giorno d'oggi molto utilizzata.

Bene, la ringrazio molto e le chiedo infine cosa consiglierebbe per un brindisi a questa intervista?

Guardi, io quest'anno ho fatto uno spumante meraviglioso! Mi scusi il campanilismo, vi potrei dire di bere uno champagne ma preferisco dirvi di bere un fantastico Monte delle Vigne Brut. L'anno scorso avevamo raccolto uve di grandissima intensità e potenza, invece quest'anno abbiamo raccolto uve non ancora troppo mature che ho messo insieme come si fa con lo champagne. Sentitelo perché è mitico, secondo il mio parere un'espressione terrritoriale di ottimo livello. Credo che sia questa l'emozione più grande, vedere quello che un territorio ci può dare, cerchiamo di capirlo. Gli italiani dovrebbero essere meno esterofili.

Per saperne di più

Monte delle Vigne

Vai alla scheda »
Monte delle Vigne

Monte delle Vigne, con i suoi 60 ettari di vigneto nel cuore della zona DOC Colli di Parma, rappresenta da anni il più autentico progetto enologico della nostra zona. I nostri vini, frutto di un'originale combinazione tra la tradizione locale (vini frizzanti) ed una ricerca condotta nel tempo con passione e competenza (vini fermi).

Continua a leggere »