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Intervista al Dott. Rovellotti

Intervista al Dott. Rovellotti

Dottor Rovellotti, da quanti anni la vostra famiglia possiede il vigneto?

"Noi siamo i primi viticoltori della nostra famiglia, cominciammo nel 1972. Un giorno mio padre tornò a casa alle 10.30 di sera e disse a me e mio fratello che un pezzettino di terra con una vigna era in vendita. Noi pieni di entusiasmo giovanile (nel 1972 io avevo 17 anni e mio fratello 15) abbiamo comprato questa vigna e l'abbiamo condotta come si usava nel 1850, con la ranza per tagliare l'erba, con la pompa a mano, ed era un vigneto non specializzato. Da li è cominciato tutto, poi abbiamo comprato un vigneto, uno di fianco e nel giro di quarant'anni abbiamo lavorato di accorpamento fondiario e abbiamo messo insieme 20 ettari di terra, strappandola tutta e ripiantandola, coltivando solo vitigni locali, indigeni. Non abbiamo Cabernet, Pinot?solo Nebbiolo, Vespolina, Erba Luce, Uva Rara. Si sta rivelando una scelta giustissima perché non subiamo la concorrenza e non ci omologhiamo. Seguiamo la filosofia italiana, cioè che in ogni cantone, in ogni posto c'è un prodotto tipico che non ha nessuno al mondo".

Siete molto legati al luogo in cui siete cresciuti quindi?

"Certo, è stata una grande soddisfazione per noi aver potuto accorpare 20 ettari nel posto più bello, più produttivo e più rappresentativo del paese di Ghemme. Infatti essendo indigeni di Ghemme, abbiamo sopperito al fatto di non avere una cantina con la proprietà di famiglia all'interno delle mura del Castello e abbiamo cominciato a fare il vino lì: tanto è vero che l'azienda oggi è dentro le mura di Ghemme. Lavorare tra muri che hanno 600 anni non è facile, però si presta a una vocazione aziendale di vendita diretta, al rapporto con il consumatore e come garanzia di attaccamento al territorio".

Nel vostro settore ci vuole molta passione, non si tratta solo dell'aspetto economico?

"Noi nasciamo per passione, all'inizio non avevamo valutato l'aspetto economico, siamo partiti con la speranza e con l'entusiasmo di rappresentare una civiltà rurale e alimentare che a Ghemme è molto sentita. Come tutti i professionisti, pubblici e privati, amiamo il nostro lavoro, non solo per lo stipendio, altrimenti spesso non ne varrebbe la pena. Un vero appassionato deve curare il suo prodotto con un'attenzione che è dettata da tante piccole cose che, tuttavia, se sommate tutte insieme fanno la differenza".

Le nuove tecnologie sono utili nel vostro lavoro o vi affidate solo alla tradizione?

"Non si può pensare di dire "faccio come faceva mio nonno", ogni tecnica è figlia del suo tempo. Oggi anche lui si sarebbe adeguato perchè seguire le innovazioni tecnologiche, soprattutto in una cantina di 600 anni, non solo facilita il lavoro, ma va a migliorare il prodotto finale. Ad esempio abbiamo introdotto un torchio pneumatico orizzontale, che unisce la possibilità di abbreviare i tempi di carica a un miglioramento notevole del prodotto. L'importante è intervenire assecondando i processi naturali, mai con la chimica. Un altro esempio è il nuovo macchinario per la sfecciatura dei vini bianchi, un tempo si faceva per decantare il prodotto in una vasca e poi bisognava eliminare le scorie a mano, oggi lo stesso processo si svolge automaticamente attraverso un gasatore del mosto torbido. Questa macchina gasa con micro bollicine di azoto la massa che si deve illimpidire e, dopo 5 ore, l'azoto porta a galla nella schiuma tutte le scorie formate dal processo, una bella comodità in più. La macchina è prodotta da un'azienda italiana ed anche il brevetto è italiano, ciò dimostra che è essenziale unire le aziende agricole a quelle tecnologiche per portare avanti lo sviluppo del paese in tutti i settori economici".

Per quanto riguarda l'importanza della figura dell'enologo?

"L'enologo è importantissimo, ma è fondamentale anche l'agronomo. Sono due figure centrali perché l'enologo vuole lavorare le migliori uve possibili e l'agronomo insieme con il produttore provvede proprio a questo. L'enologo è indispensabile perché ti indirizza e ti da dei consigli, ti dice come è meglio fare. Dopo quarant'anni di esperienza posso affermare che non ricordo un'annata uguale all'altra, una simile all'altra si, ma uguale no: l'enologo gestisce tutte le annate, ha un suo metodo di riferimento e deve portare ogni annata a un livello di qualità media, a un parametro finale il più vicino al meglio. I vini non devono subire delle variazioni significative tra un'annata e l'altra, devono essere il più possibile costanti, il cliente non può venirti a dire "quest'anno era peggio dell'anno scorso". Per essere un bravo enologo non basta avere un diploma o una laurea, bisogna fare pratica quotidiana in cantina, oppure avere doti naturali straordinarie. Bisogna riuscire a incontrare un enologo così e oltretutto non deve costare tantissimo. Quindi qualità, prezzo ma anche esperienza e passione sono fondamentali".

Anche la figura dell'agronomo quindi è importantissima. Cosa fa esattamente?

"L'agronomo è colui che si applica alla gestione agronomica dell'impianto. Si occupa della gestione del vigneto stesso: i problemi nutrizionali, quelli causati dagli andamenti climatici, dagli insetti, dai funghi, dalle malattie particolari. La gestione di 100.000 gambe di vigna, 20 ettari, prevede che ci sia un'assistenza agronomica costante, si diventa esperti anche da imprenditore facendo queste cose però devi anche vendere e coltivare i clienti, è bene che ci si affidi a dei professionisti che sanno cosa fare. Quando ad esempio tratti la peronospora, classico fungo da vigna che fa morire le foglie, devi sapere quale principio attivo usare (e non sempre lo stesso sennò c'è assuefazione), anche nel rispetto ambientale, è un problema e lo gestisce l'agronomo. Le ricette le fa l'agronomo e collabora con il mio trattorista, un marocchino bravissimo che ha imparato tutto qui, che crea la ricetta che gli dà l'agronomo e la distribuisce e intanto controlla se ci sono dei segni da riferire. è un grande lavoro di squadra, ognuno ha il suo compito ma si lavora insieme. In agricoltura c'è una cosa che è importantissima: se devi fare un lavoro devi farlo adesso, non puoi rimandarla perchè se non la fai o la fai male e devi rifarla ti costa due volte tanto e il risultato non sarà mai buono uguale. Tanta gente fallisce perché pensa che sia facile, ma non lo è".

Voi puntate sulla qualità più che sulla quantità?

"Assolutamente: abbiamo a disposizione 20 ettari di terra, da cui potremmo produrre all'incirca duemila quintali di uva, cifra a cui non siamo mai arrivati. Non abbiamo mai superato i 1000 quintali perché in un'annata straordinaria sfruttando al massimo la produttività puoi fare bene, ma non benissimo. Se fai metà invece sarà sempre di altissima qualità. Poi devi vendere quell'altissima qualità ad un prezzo non troppo alto, ma sempre in linea con la bontà del prodotto, in un mercato magari sofferente come quello di oggi. Se hai un prodotto buono lo venderai sempre, non c'è crisi che tenga, magari lo venderai ad un prezzo inferiore, ma lo venderai sempre".

Come vendite siete più attivi in Italia o all'estero?

"La nostra è sempre stata un'attività che si è allargata in un raggio di cento chilometri da Ghemme, non eravamo nessuno, ma abbiamo cominciato a diffonderci. Poi abbiamo guardato al mercato nazionale, soprattutto da quando è scoppiata questa crisi quattro anni fa. Avevamo già qualche piccola esportazione all'estero e questo ha fatto la differenza. Da dieci anni esportiamo in Giappone, in nord Europa, la vicina Svizzera ci ha sempre comprato: ma erano esportazioni occasionali, non c'era un importatore fisso, come invece in Giappone. Da tre anni stiamo lavorando con Roshental in America, abbiamo trovato un importatore fisso in Svizzera, in Belgio e Finlandia ci acquistano, stiamo cominciando ad esportare in Russia, i Giapponesi sono tornati dopo la loro crisi ad acquistarci, addirittura esportiamo piccole quantità in Cina, stanno partendo duemila bottiglie di Vespolina per Shanghai in questo momento. I cinesi li abbiamo attirati con il passaparola, hanno sentito che abbiamo un buon prodotto e ci sono venuti a cercare. La pubblicità del passaparola è la migliore possibile e non costa niente, però devi mantenerti al livello per non perdere clienti. Oggi noi esportiamo all'incirca il 30% della produzione, che ha assorbito in questi quattro anni il calo del mercato italiano (proprio del valore circa del 30%) per cui abbiamo coperto le possibili perdite. Siamo riusciti a crescere in questi difficili quattro anni: chi non è riuscito a trovare sbocco all'estero, come noi, ora ha la cantina piena e non hai più spazio per il vino nuovo".

Come pensa di attrarre i nuovi ricchi, che saranno i nuovi possibili acquirenti di un prodotto italiano per eccellenza come il vino?

"Dobbiamo fargli sapere che esistiamo: per questo utilizziamo forme comunicative molto moderne, siti come il suo. Poi partecipiamo alle manifestazione enologiche, e spendiamo nella pubblicità su riviste specializzate che vanno all'estero. Bisogna dire una cosa sul sito Yourwineguru: questa sua grande intuizione probabilmente oggi avrà successo perché il mercato è maturo e l'idea è geniale nella sua semplicità. In passato alcune iniziative simili non hanno funzionato perché i tempi non erano giusti. Poi bisogna riuscire a soddisfare la domanda, mantenendo il prodotto di qualità ma non restando mai senza produzione: noi siamo adesso a 70.000 bottiglie l'anno, possiamo arrivare a 100.000 senza variare la qualità e senza altri problemi. Abbiamo vigneti da trent'anni e altri da dieci: estirperemo quelli più vecchi per sostituirli, continuando a lavorare con quelli più recenti per non interrompere la produzione e per mantenere la qualità, perché sul mercato l'uva si trova ma non è della qualità che vuoi tu".

Per fare un brindisi che vino sceglierebbe?

"Sceglierei uno Champenoise italiano di Franciacorta millesimato e lo berrei non in una flute, ma in un tulipano largo da vino bianco".

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Rovellotti

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Rovellotti
  • Località: Ghemme (NO)
  • Regione: Piemonte

L'azienda agricola Rovellotti ha sede presso il Ricetto di Ghemme, uno splendido borgo medievale di 12000 mq che fiancheggia l?antica strada che da Novara porta in Valsesia. Questo luogo ha seguito nei secoli le vicissitudini del comune di Novara ...

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